
Dagli studi neuroscientifici degli ultimi anni apprendiamo che il cervello si attiva e si mantiene "giovane" imparando una o più lingue diverse dalla propria di origine (L1). La memoria implicata nel processo di apprendimento della nuova lingua, rafforza collegamenti neuronali che portano dall'interno dell'encefalo alla superficie (ippocampo - corteccia temporo-parietale), e l'applicazione di schemi ricorrenti ma "variabili" nel contesto frasale, rafforzano anche strutture implicate nel movimento come i gangli della base (l'automatizzazione dei chunks frasali).
Con lo studio costante, la "rete linguistica" creata dall'apprendimento di parole e strutture frasali, diventa più efficiente: la decodifica dei suoni è più rapida, l’accesso ai vocaboli più fluido, gli errori diminuiscono perché il cervello anticipa pattern e li verifica in tempo reale. Ecco perché, dopo qualche settimana di pratica regolare, si avverte la sensazione che "qualcosa scatti": non è magia, è riorganizzazione funzionale neurocerebrale.
Un'altro aspetto interessante dell'apprendimento di un'altra lingua, e' quello dell'Attenzione Cognitiva: passare da una lingua all’altra richiede di selezionare ciò che serve e inibire ciò che distrae. Questo continuo “switch” allena il controllo esecutivo: focalizzazione migliore, meno interferenze, maggiore capacità di restare sul compito. Risultato: più presenza mentale nello studio, al lavoro e nelle attività quotidiane.

Nello studio del linguista Antoniou si e' scoperto che il cervello bilingue si ammala meno di Alzheimer perche' la conoscenza di una seconda lingua implica una maggiore espansione di collegamenti neuronali nelle aree corticali superiori (evidenziate in rosso nella figura sopra).
Inoltre, si e' sempre pensato all'apprendimento di una lingua straniera come ad un compito cognitivo, che implica solo abilità intellettive fredde (e perciò solo l'emisfero sinistro): questa visione e' sbagliata, in quanto l'apprendimento di una lingua si collega sempre ad aspetti che rievocano la cultura del paese in cui quella lingua si parla, quindi e' un apprendimento non esente da aspetti emotivi e sociali (emisfero destro). Il modo ed il metodo, inoltre, in cui si impara un'altra lingua, implica aspetti del tutto emotivo/sociali (individuale vs gruppale, con disegni o con canzoni, lettura di libri o visione di film, etc...).
Da questi studi si comprende come la natura dell'essere umano non e' quella di crescere e vivere sotto una campana di vetro, ma di interagire socialmente al fine di stare bene, cioe' imparare contenuti sempre nuovi, attraversare esperienze diverse, ed interagire con gli altri in modo positivo, cioe' estraendo dalle varie situazioni, contenuti interessanti e positivi.
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LO STARTER KIT
- Quante lingue conosci oltre la tua di origine?
- Hai mai pensato all'apprendimento di una lingua come una potenziale riabilitazione neurologica per il tuo cervello?
- Quale lingua del mondo ti piacerebbe imparare se tu potessi?
- Quali metodiche pensi potrebbero essere più adatte al tuo apprendimento? Un metodo visivo? orale? scritto? dinamico (visione di film in lingua)?
- Come pensi che potresti riorganizzare il tuo spazio/tempo per dedicarti ad imparare qualcosa di nuovo?

