"...Ricordati di me, questa sera che non hai da fare,
e tutta la città è allagata da questo temporale
e non c'è sesso e non c'è amore, ne tenerezza nel mio cuore.
Capita anche a te di pensare che al di là del mare
vive una città dove gli uomini sanno già volare,
e non c'è sesso senza amore, nessun inganno nessun dolore,
e vola l'anima leggera..." Venditti, canzone
Stamani mi sono chiesta che ruolo stanno assumendo gli psicologi in questa società umana profondamente in crisi e soggetta ad interferenze di ogni ordine e grado.
Per rispondere è inevitabile "guardarsi indietro" per constatare le sorti degli psicologi che ci hanno preceduto, a partire dai primi che hanno fondato le varie correnti. Freud, padre della psicoanalisi, ha ricevuto scet
ticismo in una società prettamente deterministica e scientista, chiusa, al punto che poco dopo, i suoi libri vennero bruciati nei diffusi roghi nella Germania nazista del 1933 perché ritenuti espressione di "intellettualismo ebraico". Se seguiamo le vicende non solo di Freud ma di ogni singolo psicologo citato nella storia della disciplina, ci accorgiamo che le società delle varie epoche influiscono quasi mai benevolmente nella vita di questi ricercatori dell'umano, spesso perseguitati, incarcerati o morti per non aver voluto abbandonare la propria missione esistenziale.
Si potrebbe pensare che in una società come la nostra, progredita anche dal punto di vista tecnologico, il lavoro dello psicologo sia maggiormente compreso ed accolto. In effetti, il sistema formativo erogato dagli enti istituzionali statali, esprime una forma di avanzamento consapevole da parte di una società che vuole la presenza di queste figure riconoscendone e certificandone i benefici. Inoltre, la libertà di cui possiamo godere come cittadini di paesi democratici fa sì che del lavoro dello psicologo possano usufruire tutti i cittadini, al pari di qualsiasi altra prestazione sanitaria. Qui ci sarebbe da aprire un discorso su quanto più o meno agevole sia l'accesso a questi servizi, ma non è l'oggetto di questo articolo.
Questo articolo vuole aprire la luce sul "dietro le quinte" dello psicologo di oggi, e che funzione assume il suo operato in un contesto sociale "duplice" nel quale da una parte, nel microcontesto, assistiamo sempre più spesso alla deviazione della violenza urbana come "nuova" espressione delle "libertà" personali del cittadino; dall'altra, sul piano internazionale, all'emergere di tensioni pseudo coloniali orientate sempre di più verso orizzonti conflittuali mondiali, mai di pace. Anche nel passato l'umanità ha visto "momenti" terribili di guerre, di devastazione sociale. Ma sembra che oggi il senso di distruzione dell'umano non sia da meno, assumendo forme più intrapsichiche negli individui e serpeggianti nel tessuto sociale, rendendo difficile oggi la vita nelle collettività.

Ecco, in questa "cornice" di caos epocale, gli psicologi sono coloro che studiano (ancora) le caratteristiche fondanti dell'essere umano, quelle che nella realtà quotidiana si stanno incredibilmente dissolvendo (sotto l'abbaglio dell'intelligenza "artificiale"): l'importanza della comunicazione emotiva, la forma sana dei pensieri, l'amore, la genitorialità, la protezione dell'infanzia, la dimensione unica del bambino tra cui l'importanza del gioco, le relazioni umane, il modo sano di invecchiare, nascere e morire con serenità, ....e potrei andare avanti così ancora per molto. Anche solo dall'elenco di questi temi si capisce quanto la funzione dello Psicologo ed ancora di più dello Psicoterapeuta che ci lavora attivamente dentro, siano essenziali per la conservazione della nostra specie e della sua progressione vitale nel tempo: lo psicologo e lo Psicoterapeuta lavorano attivamente per dare continuità alla vita umana, e l'unico binario possibile affinché ciò avvenga, è la Salute Psicologica.
Quindi, all'interno del nostro operato, viste le condizioni contestuali in cui ci ritroviamo tutti, troviamo anche una missione indiretta di "conservazione" della conoscenza (non solo teorica) di quel nucleo sano dell'umano che permette di fatto alla collettività di andare avanti e progredire, vivere. Nel nostro "vederne di tutti i colori" non ci impressionismo sapendo anche che il "risvolto" opposto di tutto quel malessere trova sempre origine nelle solite e limitate ferite psicologiche, alla base delle quali si ritrovano le radici fondamentali dei i bisogni umani, comuni ed universali come un nucleo cosmico, sacro....lo stesso, tra l'altro, di epoca in epoca. E su questo "nucleo", che in questo momento mi piace chiamare "spirituale" (ma che ciascuno può chiamare con il nome che più gradisce), ci ritroviamo tutti noi, con orientamenti, modelli, e formazioni diverse (1).

Con questo non voglio asserire che noi psicologi e psicoterapeuti siamo invulnerabili. Anzi. L'immagine dello psicologo-guru non rispecchia la verità della complessità della vita di uno psicologo che vive la propria vita sul triplice binario: (1.) della vita reale (come tutti), (2.) del lavoro sulle proprie rotaie al fine di curare (3.) gli altri nei loro deragliamenti quotidiani. Tenere nelle mani questi processi non è un lavoro "automatico" e, soprattutto, non ti rende "più forte" degli altri, solo più esperto nell'affrontare le difficoltà della vita tanto da poter aiutare gli altri nella loro: affinché la Cura dello psicologo/psicoterapeuta sia effettiva, lo psicologo prima cura sé stesso (o sarebbe meglio che lo facesse).
Una delle funzioni dello psicologo all'interno della collettività, risiede già nella sua "Presenza", non tanto "fisica" (ma anche quella!), quanto "meta-fisica", nel modo inevitabilmente personale in cui riveste la propria professione pur rispettando i termini e le normative sancite da essa: ognuno di noi, con la propria presenza fisica, con le proprie particolarità, e con la propria intelligenza (concepita come possibilità di innovazione), offre una preziosa continuazione a chi ci ha preceduto e un dono a chi ci succederà nel tempo.

La divulgazione culturale corretta di alcune di queste conoscenze custodite dalla Psicologia e Psicoterapia moderne, dovrebbero essere concepite come un prerequisito essenziale culturale di ogni cittadino, imparate a scuola al pari del leggere, dello scrivere e del fare di conto.
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(1): Il popolo degli psicologi è ben esteso in Italia con 141.776 psicologi; in Europa sono 400.000, nelle Americhe è l'Argentina con il più alto numero di psicologi. Nel mondo non c'è ancora un computo globale.
