"...Ricordati di me, questa sera che non hai da fare,
e tutta la città è allagata da questo temporale
e non c'è sesso e non c'è amore, ne tenerezza nel mio cuore.
Capita anche a te di pensare che al di là del mare
vive una città dove gli uomini sanno già volare,
e non c'è sesso senza amore, nessun inganno nessun dolore,
e vola l'anima leggera..." Venditti, canzone
Stamani mi sono chiesta che ruolo stanno assumendo gli psicologi in questa società umana profondamente in crisi e soggetta ad interferenze di ogni ordine e grado.
Per rispondere è inevitabile "guardarsi indietro" per constatare le sorti degli psicologi che ci hanno preceduto, a partire dai primi che hanno fondato le varie correnti. Freud, padre della psicoanalisi, ha ricevuto scet
ticismo in una società prettamente deterministica e scientista, chiusa, al punto che poco dopo, i suoi libri vennero bruciati nei diffusi roghi nella Germania nazista del 1933 perché ritenuti espressione di "intellettualismo ebraico". Se seguiamo le vicende non solo di Freud ma di ogni singolo psicologo citato nella storia della disciplina, ci accorgiamo che le società delle varie epoche influiscono quasi mai benevolmente nella vita di questi ricercatori dell'umano, spesso perseguitati, incarcerati o morti per non aver voluto abbandonare la propria missione esistenziale.




