PREMESSA IMPORTANTE
QUESTO ARTICOLO NON HA L'INTENZIONE DI RIPORTARE FATTI DI RELIGIONE O DI FEDE, QUANTO DI ESISTENZA, FENOMENOLOGIA E SPIRITUALITÀ IN SENSO LAICO. BUONA LETTURA.
Di recente, Antonia, mamma di Carlo Acutis, il ragazzino morto di leucemia fulminante a 15 anni e proclamato Santo dalla Chiesa, in una delle sue ultime conferenze ha spiegato al pubblico presente che tutti gli individui proclamati Santi dalla Chiesa dopo la loro morte, erano Santi anche prima del trapasso e del loro riconoscimento ufficiale da parte dell'Istituzione religiosa: questa riflessione, apparentemente scontata ed espressa dalla mamma del ragazzo, riporta l'attenzione non tanto sulla "divinità celeste" di Carlo idolatrata in tutto il mondo, quanto, al contrario, su suo figlio che, nella vita terrena, ha lavorato in carne ed ossa al suo progetto spirituale, con una modalità ed una fede che lo ha portato fino alla santità riconosciuta in tutto il mondo.
Antonia ha ricordato che il Santo che adesso oggi tutti invocano per un miracolo, qui sulla terra era semplicemente Carlo, un ragazzo in carne ed ossa che si era impegnato di sua volontà ad attuare il bene e che per questo è stato proclamato Santo, e non per la presenza in tutto il mondo dei miracoli a suo nome.
Carlo, in vita, così come Francesco, Antonio, Pio, e tutti gli altri e le altre, sono state persone che hanno dato un'impronta particolare alla loro vita "vivendo eroicamente le virtù cristiane", ovvero impegnando se' stessi a non commettere più errori veniali grazie ad "attitudini stabili alla volontà del bene". Così Francesco decise di rimediare alla cupidigia familiare spogliandosi dai vestiti pregiati di casa ed indossando il saio della povertà, così Antonio per riparare alla scontentezza personale decise di andare a vivere in un deserto a contatto con la natura e gli animali dove ritrovo' la pace, e Pio non fu riconosciuto Santo per le stimmate che lo condizionavano da 50 anni ma dalla sua eroica propensione per la carità e la speranza che offri agli altri attraverso attività ed opere di vario genere. Cioè azioni straordinarie ma, al contempo, concrete e "vitali", capaci di spostare il binario delle loro singole vite su quello indicato dalla loro coscienza e dalla loro personale volontà spirituale.
Ma quali sono questi atti capaci di porre rimedio al male? Antonia ne cita 7: fede, speranza, carità, prudenza, giustizia, fortezza, temperanza. Ildegarda di Bingen, nel 1100, ne cito' ben 35 nel suo "Libro dei Meriti della Vita" (per dirne qualcuno: invidia--amore del prossimo, slealtà -- verità, grettezza di cuore --generosita', superbia -- umiltà, disperazione -- speranza....). L'Enneagramma, un sistema di conoscenza del carattere presente in civiltà precristiane, riporta la stessa dinamica in un grafico circolare dove si articolano 9 fissità emotive (ira, orgoglio, vanità, invidia, avidità, paura, gola, lussuria, inerzia).
I Santi, con le loro vite terrene tribolate, ci dimostrano che i problemi dell'animo umano si riassumono sempre in queste equazioni che vanno dal male (inteso sia come qualità dell'essere, lo "stare male", sia come tendenza verso gli altri, il "fare del male"), all'opposizione del bene, e che il bene non è una prerogativa frivola ed aleatoria ma, in realtà, l'unica via percorribile dotata di senso, il senso della vita.
Per questo motivo ritengo che il discorso di Antonia su un concetto di Santità inteso come invito esistenziale/spirituale a riprendere ciascuno le redini della propria vita, contro l'omologazione (come diceva suo figlio, "a non essere fotocopie"), in un momento come questo di totale perdita di connessione con sé stessi e con la Natura, non sia per niente scontato: forse il vero miracolo oggi è riuscire a percepirsi autori del proprio cambiamento, un sentimento che altri esseri umani come noi hanno espresso nella loro vita terrena in maniera eroica ed esemplare.
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A TE LA PAROLA
L'unica domanda che i Santi, con la loro storia di vita, ci spingono a chiederci è:
-Siamo felici della vita che stiamo conducendo?-
Se la risposta è no, che cosa ci impedisce di viverla diversamente? C'è qualcosa che possiamo fare per migliorare questo blocco e smuoverlo anche di poco?
Scrivi ciò che ti blocca e le azioni che potresti fare per risolverlo: non ti fermare a caratteristiche di contingenza materiale (es. non ho soldi, non vivo solo/a, ...), ma sforzati di spostare anche caratteristiche di contingenza non materiali (i miei desideri, il mio orgoglio, la mia rabbia, etc...).
Blocco.....................................................................
Azione .....................................................................